martedì 26 aprile 2011

La vita è imprevedibile....ma lo è davvero?


Tra sabato sera e la domenica di Pasqua stavo forsennatamente scartabellando fra i miei mille libri di ricette alla ricerca di un'ispirazione. Alla fine, gira che ti rigira, approdo ad un libro che è, a mio modestissimo parere, il libro di cucina più bello mai stato scritto.

L'Artusi ha quella splendida caratteristica di riuscire a infondere tranquillità e serenità in chi lo legge e ci cerca degli spunti. Sarà per il fatto che il modo in cui è scritto dà al lettore la sensazione di sicurezza di tutti il libri navigati. O sarà forse quell'italiano un po' polveroso e rassicurante, che nel suo richiamare il passato lascia trapelare una saggezza nonnesca nella quale ognuno di noi ripone la fiducia di anni di esperienza culinaria. 
Parole come "diaccio", "dimenare", "ova", che hanno l'odore di un vecchio libro trovato in un baule in cantina, danno la sicurezza che la riuscita della ricetta prescinda la bontà del forno, delle fruste elettriche e di tutta la gastro-tecnologia di cui ci circondiamo.


Come si suol dire back to basics, ma di questo parleremo la prossima volta.

Quest post però non è incentrato sulla meravigliosa tranquillità suggerita da un grande classico, ma sulla costante imprevedibilità della vita. L'inaspettato è un'altra cosa rassicurante dell'essere vivi.
Un ossimoro?? Secondo me, no.

Stavo pensando: " A Pasqua non succede mai niente questo post sarà una nuda ricetta e basta".
...Dilettante!

Mi sveglio, decido! E Pasticcini di riso dell'Artusi, sia! Fai bollire il riso nel latte, fai raffreddere, aggiungi le uova metti in forno e via. Non è una ricetta astrofisica. Niente che coinvolga doti particolari di deco-pasticceria creativa. Ricetta semplice, infallibile, a prova di scemo!

E qui ritorniamo al primo post di questo blog: perchè fare le cose con calma quando puoi fare tutto assieme e male???
Metto a bollire i riso, col latte buono e il burro buono e lo zucchero grezzo buono, tutto secondo i crismi. Tutto bene, il latte bolle, non trabocca, il riso bolle, ha un profumo stupendo. Tutto bene. Aggiungo l'aroma d'arancia...inebriante. Tutto bene.
Mi ricordo che devo fare una cosa che richiede attenzione con il computer. Abbasso il fuoco perchè il riso ha quasi asorbito tutto il latte?Tutto bene? No, niente bene!

Niente bene perché dopo 10 minuti che il riso quasi asciutto cuoce in una quantità di liquido esigua, comincia ad assumere l'aspetto di un frico di patate per allontanarsi tristemente da quello di morbida crema bianca. Quella pregevole croccante crosticina bruna, che tanto sta bene sul frico! Una splendida voluttuosità tenera e bianca che si trasforma nel più rustico e crostifero dei nostri piatti regionali.

Sventurata Arianna! E io che volevo solo fare una morbida crema di riso e latte.
Al dolce crepitio, tipico delle patate che sfrigolano nel Montasio raggiungo di corsa il mio frico-di riso e latte! Con un grugnito e qualche (forse qualcuna di più) imprecazione finisce tutto nel cestino. Sventurata Arianna! Sono le 11:30 e non riuscirò mai a rifare tutto per pranzo!

Telefono a mia mamma: "Vengo da voi ora e faccio i dolcini nella vostra cucina, altrimenti non c'è verso che si mangi il dolce oggi!"

Ecco che arriva la seconda parte dell'imprevisto. Arrivo a casa dei miei, intenti a preparare il menù di Pasqua. Normalmente nella cucina dei miei c'è spazio per una sola persona.
Spazio non effettivo, ma concettuale, che in fondo è l'unico spazio che conta!

Metti due Buzzioli in una cucina e la stanza è già affollata come la Central Line di Londra alle 9 di mattina.

Trovo mio padre e mia madre che guardano qualcosa nel secchiaio. Guardano questo qualcosa con lo stesso sguardo perplesso con cui si guardano le istruzioni di montaggio di un mobile IKEA.
Una ciotola piena di una poltiglia bianco vedrastra che solo dopo richiesta si rivela essere purea di asparagi.
Ma che fate? TUO PADRE, (già non è più Suo marito) vuole dare più sapore al risotto così ha lavato gli asparagi, li ha spellati, li ha lessati e li ha passati al passaverdure. Laborioso! La purea bianco verdastra finisce nel soffritto. Soffrigge. Asaggiamo il prodotto sempre guardando la pentola con lo stesso sguardo meditabondo.
Difficile descrivere con sufficiente chiarezza l'intensità della nota amara del prodotto.

Mio padre impreca e via tutto nel cestino! (e due!!) Mia madre si aggira nella SUA cucina e guarda mio padre come si guarda una persona che sta usando maldestramente una cosa a cui tieni. Un misto di pietà e apprensione. Nel frattempo io cerco di mescolare il mio riso nel latte, cercando di muovere solo il polso e non dire nulla.

Mio padre decide di rifare il soffritto stavolta solo con le punte degli asparagi rimasti perchè il resto ha la consistenza delle canne di bambù. Ora parte la vera natura Buzziolo. Nei momenti di tensione moi padre non trova niente.
"Patriziaaaaa: dov'è il tagliere? Dov'è il coltello? Dove sono gli asparagi? Patriziaaaaaaa! Ma dov'è finita quella donna!"

Io mescolo e taccio.

Alla fine devo infornare i dolcetti, il composto è freddo, ho aggiunto i tuorli, montate le chiare, incorporate. Il risotto è cotto. Ma io ho bisogno di altri 3 minuti. Crisi familiare!

Mio padre:"Ecco, propite cumò tu as di metiti a fa ches robis! Ecco, il ris al'è dut dur!Ecco, podin butà vie dut!" Ecco, proprio adesso devi metterti a fare 'ste cose. Ecco, il riso è tutto duro (non all'onda). Ecco, possiamo buttare via tutto"

Figlia Degenere!

Alla fine il risotto era una delizia, proprio come solo mio padre sa farlo. Cremoso e all'onda, nonostante l'attesa per l'inforno-dolcini. Un'altro grande classico, paladino della semplicità. L'agnello di mia mamma è una poesia di morbidezza e erbe aromatiche. I dolcini, poi erano una delizia, morbidi, ariosi, profumati, semplicemente goduriosi. Sarà stata l'adrenalina nell'aria, l'ingrediente segreto?!?!?

Ecco la ricetta con le parole dell'Artusi.  Naturalmente senza glutine, questa ricetta ha il sapore confortante dei dolcini della nonna. Soffici e per nulla pesanti, grazie all'aggiunta delle chiare a neve, questi pasticcini sembrano dei piccoli soufflé dorati. Per una festa di famiglia direi che sono stati proprio l'ideale.
Io non ho messo i canditi perchè non li avevo e li ho sostituito con il Mitico Aroma Spumadoro che si trova solo alla COOP.

Riso, grammi 150.
Zucchero, grammi 70.
Burro, grammi 30.
Candito, grammi 30.
Latte, decilitri 8.
Uova, n. 3
Rhum, cucchiaiate n. 2.
Sale, una presa.

Cuocete moltissimo il riso rimuovendolo spesso col mestolo perché non si attacchi. A due terzi di cottura versate lo zucchero, il burro, il sale e il candito tagliato a pezzettini. Quando sarà cotto e diaccio aggiungete il rhum, i rossi d'uovo prima e le chiare montate dopo.
Prendete gli stampini da brioches, ungeteli bene col burro, spolverizzateli di pangrattato, riempiteli e cuoceteli al forno da campagna. Sono migliori caldi che diacci.
Con questa dose ne farete 12 o 14.

3 commenti:

  1. ... e meno male che a Pasqua non succede mai niente! Figuriamoci se succedeva qualche cosa! Mi par di vedere il titolo del Messaggero: "Monte Bernadia scivola sulla crema pasticcera e fa una strage. Gli inquirenti sulle tracce del fornello assassino...
    (per chi non lo sapesse il Monte Bernadia di mt. 852 si trova tra Nimis e Tarcento)
    Charlie Brown

    RispondiElimina
  2. Un incubo culinario, trovarsi in mezzo ai familiari epiletticamente indaffarati! E come se non bastasse, far parte di quella schiera!
    Ah, concordo sull'Artusi. Un pezzo storico dal fascino sempreverde, ricco di vocaboli desueti che fanno tanto ricette della nonna.
    Me ne devo procurare uno, invece che scroccarlo alla mater...

    RispondiElimina
  3. @Charlie: un'apocalisse geografico-pasticcera

    @Chrean: Scroccare il libro alla mater fa parte del fascino del libro stesso. La mia copia è stata deliberetamente sottratta al genitore di cui si sparla, e mi piace alla follia proprio per il fatto che anche lui e mia mamma ci hanno guardato.

    RispondiElimina