domenica 1 maggio 2011

"La regola del ninnolo"


Mercoledì scorso mio papà ha compiuto 60 anni. Tralasciando il fatto che la cosa mi mette un sacco di ansia perché anche io quest'anno cambio cifra, da un po' di tempo devo dire di aver scelto di optare per regali di significato fatti a mano, quasi sempre "deperibili".

Questo perché, una frase che è un grande cliché linguistico, cioè che non si sa più che cosa regalare, è diventata una grande verità. Piuttosto che girare con sguardo ebete fra le vetrine, io ultimamente preferisco regalare qualcosa che ho prodotto io, del quale resti un ricordo e una sensazione. Nella quale oltre al regalo materiale ci sia l'impegno di un'idea, e dalla sua realizzazione. Tuttavia, per me questo atteggiamento al regalo ha un'altra, rilevante origine: la mia personalissima Regola del Ninnolo.


Come detto,  ultimamente mi trovo spesso a fare regali mangerecci perché, oltre ad avere un alto valore intrinseco, il regalo mangereccio non contravviene alla mia "Regola del Ninnolo"che dice: il regalo non deve avere dimensioni inferiori a quelle del piatto da frutta. Altrimenti il regalo diventa una disgrazia da spolverare, spostare, collocare. Soprattutto non ha una funzione che non sia quella decorativa. Insomma è solo un impaccio. Discorso questo che non vale per i gioielli, che come tutti sanno sono IL regalo per antonomasia!

Questo perché il Ninnolo è il vero grande nemico delle persone annoverabili nella categoria sociale degli Sdavàs (vedi primo post) nelle quali disgraziatamente mi colloco, in quanto tale oggetto deve essere collocato e la collocazione comporta un ordine mentale che manca allo Sdavàs. Soprattutto poi comporta una cura sul lungo termine, altra capacità che lo Sdavas non sa gestire. Il Ninnolo nella casa di ogni Sdavàs migrerà di mensola in mensola, di scaffale, in vetrina in davanzale ecc. incontrando il triste destino dello sconsolato inquilino apolide.

Oltre a non contravvenire alla nobile Regola del Ninnolo, il regalo mangereccio lascia poi in ricordo una cosa immateriale e personalissima: il senso del gusto che ne deriva. Poi stuzzica più di uno dei sensi, non occupa spazio inutile ed ha anche il non trascurabile vantaggio che il piacere che ne deriva è dilazionato nel tempo. Il regalo classico si scarta, si guarda, si ripone, si riusa (forse). Il regalo mangereccio, si scarta (forse) si gusta una, due, tre volte anche in diverse giornate. Quando hai finito, non lo devi riporre, non occupa spazio, e ti lascia un bel ricordo multisensoriale.



Alla fine per il mio papà ho optato per una torta superalcolica e multisapore, rum-caffè- cioccolato-amaretti.

Le basi sono sempre le stesse Pan di Spagna e crema pasticcera, panna montata. Il resto tutto a occhio! Ho diviso in due una quantità di crema sufficiente a farcire la torta in due strati. Ad una metà ho aggiunto rum a go-go; nell'altra rum, cacao amaro e caffè ristretto decaffeinato a piacere. 
Ho tagliato il pan di spagna in tre parti. Sulla prima ho messo la crema al rum e l'ho cosparsa di amaretti sbriciolati  e bagnati col rum; poi l'ho coperta con il secondo disco di pan di spagna. Ho coperto il secondo disco con la metà della crema al caffè e cioccolato e ho ricoperto dello stesso mix di amaretti e rum. Ho completato col terzo disco e ho ricoperto di panna montata zuccherata, briciole di amaretti e meringhe.

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