martedì 14 maggio 2013

Un paio di consigli di lettura e una riflessione: Diario Clandestino


Sono proprio vintage, me lo dicono tutti. Ma sono sempre stata vintage. Non vado, né sono mai andata in discoteca, non vado a bere aperitivi con la Udine bene, non ho uno smartphone, non ho un Kindle, non uso Facebook in maniera sfrenata, non metto le zeppe, viaggio rasoterra. Amo la mia casa e amo fare passeggiate ad annusare i fiori, adoro la sensazione nostalgica della Udine Liberty che si esibisce elegante e discreta nelle case con roseti e glicini vecchi cent’anni.

Cucino e curo i miei fiori canticchiando Norah Jones e nei miei sabati vado a bere il caffè in centro - di solito da sola col mio giornale o tutt’al più con un buon amico - guardo la gente che passa, che per me è lo spettacolo migliore che ci sia. Insomma, tra me e mia nonna non c’è molta differenza.

Devo ammetterlo, faccio di questo un po’ un punto d’onore.

Recentemente mi è ritornato in mano un vecchio libro, che apparteneva ai miei genitori (imperfetto perché è passato a me per usucapione!). Un libro vissuto. Un libro con una bella macchia di tè sulla copertina. 
Il libro è di Guareschi. A me Guareschi ha insegnato a pensare e a scrivere. Pensare e scrivere in parole semplici con concetti semplici e conclusioni semplici. A volte troppo semplici. Fatto sta che Guareschi con due parole dipinge un concetto, e su queste parole uno può ricamarci un intero quadro. E' efficace, conciso ma completo, figurativo, non contorto.
 
Questo libro parla della prigionia in un campo di concentramento, in un modo che fa addirittura sorridere. Non servono paroloni, iperboli lacrimevol-letterarie per parlare di fatti come quelli descritti. Le abitudini del Lager diventano personaggi, non per questo meno gravi e cupi, ma dipinti con la tinta dolce amara di un comico che, anche durante la prigionia, non può fare a meno di trovare il pittoresco. Di un poeta che, anche vivendo nella solitudine e nella disperazione, non può fare a meno di guardare la vita con curiosità e interesse e raccontarcela.

E' così che il vecchio diventa vintage; che poi non è altro che un vecchio attuale o tornato di moda.

Ed è così che il mondo di Guareschi, non solo quello di Diario Clandestino, ma anche quello di Don Camillo e del Corrierino delle Famiglie, a distanza di quasi 70 anni, sembra una foto del mondo di ora. I problemi dell'Italia sono gli stessi. Ci sono solo le donne un po' più in carne con le gonne un po' più lunghe, gli uomini col cappello e i capelli con la brillantina.

L'unica cosa che mi rattrista un po', è che sembra che l'Italia si sia tenuta i problemi di sempre e abbia lasciato andare quello che Guareschi chiamava "l'essere un galantuomo", che i bambini abbiano smesso di giocare, di essere curiosi. Che le persone leggano poco e niente, che abbiano smesso di pensare e di curare il tempo e quello che si fa con esso. Che abbiano smesso di parlarsi, confrontarsi ed avere pazienza l'una con l'altra.

Allora, come Guareschi, qualche volta passeggio per una strada bianca con in bocca un filo d'erba e guardo il rosso dei papaveri sul verde del frumento.

Una cosa un po' vintage, e quindi senza tempo.

 

2 commenti:

  1. Quanto Guareschi nei tuoi ultimi post!
    Concordo, i problemi son rimasti più o meno quelli, son cambiate le persone, e questo si sente fortissimamente in "Vita con Giò".

    Viva i baffi!

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  2. Vita con Giò è adorabile. Anche se veramente non so quale dei libri di Guareschi non mi sia piaciuto!

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