lunedì 21 ottobre 2013

di maglioncini di lana, cappelli e matite colorate


Vecchio Castagno - Richmond Park - Londra

Domenica mattina esco da casa con il metronomo dei miei tacchi sul marciapiede.  Una bava di borino fa sollevare qualche foglia d’acero rosso dall’acciottolato di sampietrini. L’autunno è così: una seconda primavera. Un campionario di profumi che vanno a sbattere sul naso e, un po’ simili alle Madeleines di Proust, portano a galla i ricordi come appesi a bolle d’aria che risalgono in superficie.
Sarà che quando le donne invecchiano, amano sempre di meno il caldo. Sarà che con gli anni divento sciocca e sentimentale. Sarà che l’autunno è naturalmente una stagione nostalgica, proprio come me ultimamente. Sarà che…boh, ma ultimamente la stagione fresca che prelude al periodo di giornate corte e buie mi piace un sacco e mi coccola segretamente coi suoi colori.

L’autunno per me ha tre odori. Quello dell’Olea Fragrans, fresco, dolce e per nulla stucchevole. A Udine ci sono tanti arbusti di questo tipo, specialmente nella mia via e nel mio quartiere. Si vede che tra gli anni 60 e 70 andava di moda, tant’è che le piante ora sono alte alte e hanno delle robuste fioriture. L’Olea Fragrans ha due fioriture: una a settembre ed una più tarda ad ottobre. Così per me quell’odore richiama il ricordo delle matite colorate, dei quaderni a righe e dei grembiulini bianchi.
Poi ci sono le foglie di tiglio secche, che mi portano di botto a quando giocavo nel cortile della scuola saltando a piè pari nei cumuli che il giardiniere accatastava ordinatamente e attentamente attorno al tronco degli alberi. E che altrettanto attentamente noi sparpagliavamo di nuovo in giro. Un odore inconfondibile. Mi aspetto di sentire la campanella da un momento all’altro.

Per ultimo, l’odore del primo camino acceso. Anche se non si vede, lo si sa subito. Qualcuno ha acceso il camino e l’odore di legna bruciata si mischia a quello di foglie sette e fioriture autunnali, traghettandoci verso l’inverno. Le volute di fumo chiaro dai camini sono le vere colonne d’ercole che, oltrepassate, portano dirette alla “brutta stagione”.
Ma, perché mai brutta? E’ la stagione della zucca, delle castagne e del pane caldo. La stagione in cui si riaccende volentieri il forno e si mangia ancor più volentieri polenta e formaggio. La stagione in cui con una camicia, un maglioncino di lana e un giubbino stai bene. Bene e basta. Non fa né caldo, né freddo. L’aria è piena di profumi e si può mangiare liberamente una fettona di crostata alla crema intinta in una tazza di Earl Grey caldo. E’ la stagione dei pisolini e delle dormite. Del caffè caldo preso la domenica mattina al bar leggendo il giornale.

Fra poco verrà la stagione i cui, la sera, guardando ad ovest, si vede il cielo terso e solo ricamato dai merletti dei rami nudi degli alberi, che dal blu si infiamma di rosso e annuncia “la serenade”, la notte in cui si vedono più stelle di quante si riuscirebbero a contare.
Intanto io sto qui, davanti al mio caffè e al mio giornale, avvolta da una camicia di raso e un maglione di lana rossa. Dalla vetrina vedo tanta gente vestita con colori variopinti. Maglioni, sciarpette e cappelli sbarazzini. C’è chi passeggia col cane, chi da solo, chi con un amico. Sembrano tutti allegri e spensierati.

Forse stanno anche loro pensando ai grembiulini e alle matite colorate dei tempi della scuola.

Col nasino all'insù- Richmond Park - Londra
 

2 commenti: